Marrakech... Express

4 giorni nel continente nero

 

Il mio quarto viaggio in africa è iniziato ben prima di atterrare all’aeroporto di Marrakech… diciamo pure che, appena salito sulla navetta che dalla stazione centrale di Milano mi avrebbe portato a Malpensa ero già “circondato” da marocchini.

 Atterro al terminal 2 del Madar, sbrigo velocemente le pratiche di immigrazione ed esco per incontrare Fabio. Non posso credere ai miei occhi… l’uomo che cammina dritto verso di me mi ricorda vagamente il mio amico partito 10 giorni prima, ma porta una tunica bianca, sandali ai piedi, un buffo copricapo e…. i baffi!!!! Oh mio dio… ridatemi il mio Fabio!!!

 In circa 15 minuti di guida tra il folle traffico marocchino arriviamo a casa di Khadija. Il quartiere dove vive (o meglio dove viveva prima di trasferirsi in Italia) è il classico quartiere popolare di una città africana: strade strette e affollate da macchine chissà se ancora in grado di muoversi, blocchi unici di case e porte ravvicinate spesso spalancate con davanti la solita signora di 40 anni ma che dimostra 70, invecchiata più dalle gravidanze, dal caldo opprimente e dalle scarse condizioni sanitarie che dal vero passare degli anni. In casa ci sono la madre (Mina) e la sorella più piccola (Karima) mentre il padre è al lavoro e non farà ritorno prima del giorno successivo. Subito devo adeguarmi ad uno dei tanti usi e costumi del continente nero… devo salutare la madre dandole tra i tre e i cinque bacini sulla guancia, lei mi chiede come sto (ovviamente Khadija traduce per me) e come sta mia madre… ma perché proprio mia madre?? Io avrei anche un padre, una nonna, svariati zii e zie e un paio di cugini… ma loro sono particolarmente interessati alla salute di mia madre.

       

 Rimaniamo a casa giusto il tempo necessario per una doccia prima di uscire.. direzione LA PIAZZA, il posto più interessante (e forse pittoresco) della città. Altri 10 minuti di terrore nel taxi passati per lo più ad evitare passanti, sfiorare ciclisti e ad antipare gli altri automobilisti negli incroci.

La piazza è l’unico posto di vero interesse a Marrakech, all’esterno decine e decine di bancarelle ti offrono un’innumerevole varietà di cibi anche se in verità ben poco appetibili, poi c’è l’incantatore di serpenti ed addirittura un tizio che vende denti e dentiere. All’interno il Suk, il classico mercato arabo al coperto dove mille e forse più negozietti vendono le stesse, orribili, cazzate.

       

 Il giorno dopo, con un amico di Khadija, usciamo dalla calura della città per salire in montagna e scoprire che anche in Africa ci sono impetuosi corsi d’acqua ed addirittura la neve.

 Giovedì siamo stati tutto il giorno alla ricerca del taxi dove la ragazza di Fabio ha dimenticato il suo cellulare nuovo, mentre venerdì il mio amico ed io abbiamo provato “l’ebrezza” del hammam, il centro benessere arabo.

       

 Diciamo che di Marrakech (piazza a parte) ho visto ben poco, però in questi 4 giorni Fabio e Khadija mi hanno integrato nella vita marocchina, siamo andati a trovare tutti i parenti che Khadija ha al mondo ed in ognuna delle case mi è stato offerto il te sempre accompagnato da stucchevoli biscotti, in ognuna delle case mi sono state chieste notizie sulla salute di mia madre (e colgo l’occasione per avvertire tutti gli arabi del mondo che mia madre sta benissimo) ed in tutte le case mi è stato fatto un regalo.

 Il Marocco è anni luce indietro a noi, carri trainati da cavalli o muli si mischiano ancora a scassatissime auto, i climatizzatori non sanno nemmeno cosa siano e l’immagine generale è quella di un paese che si affaccia adesso ai nostri anni 70. In una cosa però sono decisamente avanti a noi, nel senso dell’ospitalità e della sacralità dell’ospite. Quando sei a casa loro sei il re, ogni tuo desiderio è un ordine ed ogni tuo ordine si avvererà.