Così mi guadagnavo da vivere

 

 

Un comune poco comune

In un ufficio, soprattutto grande come un Comune, ci sono tante persone... con i loro caratteri, i loro pregi e i loro difetti... con i loro modi di fare, di pensare e di parlare. Molti assimilano l'ambiente di lavoro ad una famiglia, con le sue antipatie, simpatie e con i ruoli ben definiti.

Il nonno del mio Comune non poteva che essere Mario (ora in pensione, ma sempre pronto a tornare.... soprattutto per le cene), che è stato lì più tempo di tutti. E' proprio un nonno, perché lui sa tutto e guai a chi lo contesta.

La nonna è sicuramente Maria della biblioteca, che, con i suoi modi di fare ottocenteschi, fa venire voglia di farsi raccontare una favola mentre ci si addormenta sulle sue ginocchia.

Il babbo di noi tutti è Pierino, il classico padre che fa fare tutto ai suoi figli.

E chi poteva sposarselo? Ma la Giovanna, donna in verità dal carattere difficile e debordante... ma, come in ogni famiglia matriarcale, è lei che manda avanti la baracca.

Ci sono un sacco di zii nel mio ufficio. C'è Katia, la zia pettegola, perché tutto sa di ciò che avviene dentro e fuori le mura domestiche. C'è Caterina, la zia timida, quella che non si fa sentire per tutto l'anno ma al pranzo di Natale brilla e beve più di tutti. C'è Daniela, la zia pignola, organizzatissima con le sue scadenze.. come il 27 per gli stipendi e le 11 per lo yogurt.....c'è Luigi lo zio atleta, sempre gonfio.... per gli steroidi o per le punture delle sue api? E poi c'è Margherita che arriva tardi, va via presto e di solito non pulisce il water. Ma ci sono anche tanti cugini: Cinzia, che anche dalle pagine di questo sito lancia un appello per cercare marito, c'è Barbara, indaffarata a suonare la sirena (è l'unica cosa che fa), c'è Sergio il Baywatch della discarica, c'è Marco... si, Marco è un nostro collega, anche se nessuno l'ha mai visto. Poi c'è Claudia che naturalmente non capirà nulla di tutto ciò e c'è la Manu che non potrà leggere queste pagine perché la Daniela non glielo permetterà e la Miky che con voce bassa commenterà: "Ma non avevi niente di meglio da fare?", c'è anche la Debby che miagolerà un saluto. C'è Valeria che si ostina a parlare un dialetto che non conosce. E ci sono pure Zaira e Cristina. C'è la Katina sempre alle prese con il suo personale défilé di moda. C'è Stefano M. il cugino silenzioso. Poi ci sono due gruppi un po' staccati.... i puffi (perché di blu vestiti) con Gianluca, il commediante, Stefano B., l'altro commediante, Ester e Fiorenzo. E gli gnomi della foresta, Corrado, Stefano e Mauro.

Descrivere il proprio ambiente di lavoro non è cosa facile, forse è addirittura peggio che parlare della propria famiglia... io ci ho provato con un velo di ironia e comunque sempre con profondo rispetto.

 

 

 

Addio o solo arrivederci?

Ero in America e sulla Fifth Av. assistevo ad una delle tante parate del Columbus Day. Mia madre, al telefono dall'Italia, mi informò di avermi iscritto ad una selezione in Comune. "Ahhhhh... che rabbia!", aveva fatto tutto senza dirmi una parola. Al rientro in Italia mi raggiunse a Milano con pile di libri e di fotocopie. Ma fra il jet leg, l'influenza e impegni vari non concedetti allo studio che gli ultimi due giorni. Mi presentai al colloquio più per far contenta lei che con vere ambizioni. Ero stanco, demotivato e impreparato. Comunque entrai e per 20 minuti "chiacchierai" di leggi, statuti, imposte e tasse. E da quella stanza uscii vincitore.

Presi servizio presso l'ufficio tributi il 2 novembre 1998 e sotto la guida della veterana Caterina avrei dovuto, rimboccandomi le maniche, dare una mano a risollevare le sorti delle scalcinato "ufficio rifiuti", in verità la struttura più importante di ogni Comune, ma nel nostro caso, letteralmente lasciato allo sbando da amministrazioni e da capi uffici vacanti (non mi riferisco a te Claudia, all'epoca non c'eri ancora). Da questo ufficio si pretendeva che sfornasse ruoli in continuazione, a mo' di catena di montaggio e lo si pretendeva chiudendo una persona e mezza in una "scatola" di 3 metri per 3.

T.O.S.A.P., C.O.S.A.P., I.C.I., I.C.P., I.S., TA.R.S.U., e poi gli avvisi di accertamento, le variazioni da fare, i maledetti parametri P.A.T., le autorizzazioni da rilasciare e le cartelle da spiegare, la cancelleria da ordinare, i vecchietti con cui urlare e l'Antonella con cui litigare. Ma cavolo... proprio nell'ufficio peggiore dovevo arrivare? Non potevo finire in segretaria e occuparmi... ehm... occuparmi... ma di che cosa si occupa la segreteria? Ah si... degli addobbi natalizi e delle gite per presentare il formaggio. O non potevo finire all'anagrafe a fare i biglietti d'auguri? Eh no, la mia missione era l'I.C.I.!

Ma lavorare in Comune non è solo questo, ci sono tanti colleghi simpatici (anche se talvolta un po' impiccioni) con cui scambiare due chiacchiere, andare a mangiare un pizza e a ballare e naturalmente con cui sparlare degli amministratori.

Così i mesi passavano e i problemi, nonostante le mille poesie delle Caterina, non diminuivano... poi è arrivato pure il concorso, dove, al solito, sono arrivato secondo (credo di essere il Toto Cotugno dei poveri... sempre secondo! Vabbè..) e così è arrivata la Miky a tentare di aiutare Caterina nella sua missione impossibile.

Per lavorare in prima linea ci vuole carattere e si deve essere in grado di staccare... si ha a che fare con persone cieche, arroganti ed ignoranti e se non si vuole finire all'ospedale, ogni volta che si timbra bisogna dire "vaffan...!"

Forse tornerò a combattere a fianco del sergente Briatore e del soldato Bosina o forse no, ma comunque mi rimarrà sempre un ricordo importante di loro e del disgraziato ufficio in cui lavorano.